oggi le donne trainano il mercato, premiate nostre riforme strutturali”


Crescono gli occupati e scende la disoccupazione. Aumenta il numero dei dipendenti permanenti, alla faccia della narrazione propagandistica di una certa sinistra sul precariato. Gli ultimi dati dell’Istat, riferiti a febbraio 2025, sono incoraggianti. Maria Teresa Bellucci, viceministra del Lavoro e delle Politiche sociali, non nasconde l’entusiasmo e rivendica il successo del governo Meloni: «Abbiamo superato la limitante visione assistenzialista. Oltre 1 milione di lavoratori in più. Il livello più alto mai registrato». Anche perché è stato raggiunto il record di occupazione femminile. Ma vanno ancora superate alcune criticità, dagli stipendi al palo al numero di inattivi che sale.

Gli ottimi dati sull’occupazione sono il frutto non di una singola norma, ma di diversi provvedimenti. Su quali leve siete intervenuti?
«Abbiamo dei numeri più che positivi che meritano di essere ricordati: all’inizio del nostro mandato il numero di occupati in Italia era di 23 milioni e 231mila. La nuova rilevazione dell’Istat ci dice che abbiamo un tasso di occupazione che è al 63% e che a febbraio gli occupati sono saliti a 24,3 milioni, oltre 1 milione in più. Il livello più alto mai registrato, nonostante il contesto internazionale ancora incerto. I dati pubblicati dall’Istat premiano gli interventi adottati dal governo Meloni, riforme strutturali che hanno superato la limitante visione assistenzialista introducendo invece leve per le politiche attive. Utilizzati strumenti come gli incentivi – tra sgravi fiscali e contributivi – all’assunzione dei giovani, delle donne e dei lavoratori svantaggiati, che hanno stimolato la crescita economica, portato sviluppo e nuove opportunità di lavoro. A questa serie di misure si aggiunge la promozione di programmi di formazione e riqualificazione professionale per rispondere alle esigenze di un mercato del lavoro in continua evoluzione, sempre più complesso e dinamico».

Però c’è il tema dei salari: gli stipendi sono divorati dall’inflazione. C’è ancora tanto da fare, al di là del sacrosanto taglio del cuneo fiscale…
«Va detto che il problema dei salari italiani non è il risultato di scelte governative recenti ma derivano da una serie di fattori, tra cui una stagnazione economica che dovrebbe tener conto almeno degli ultimi trent’anni. Credo che su questo tema serva un impianto nuovo che tenga conto di parametri come innovazione, formazione e produttività».

Rimangono anche altre criticità: gli under 35 faticano e salgono gli inattivi. All’orizzonte ci sono novità per dare ulteriore spinta al mercato del lavoro?
«Complessivamente stiamo facendo un grande lavoro, è fisiologico che alcune criticità vi siano ancora. Lavoreremo su questo segmento per intercettarli – penso alla formazione professionale legata alle grandi sfide come l’Intelligenza Artificiale – non solo per offrire un futuro alle giovani generazioni, indirizzandoli in un percorso lavorativo, ma anche per rafforzare il tessuto produttivo».

L’occupazione femminile a febbraio ha raggiunto il record: mai così tante donne al lavoro. C’è stato un nuovo approccio culturale, oltre che nelle leggi, da parte del governo?
«È stato segnato, appunto, il record di occupazione femminile con il 54,4% e che vede 315mila donne in più al lavoro rispetto all’anno scorso. Tra le misure promosse, l’aumento dei congedi parentali fino al terzo mese, per un importo dell’80%, gli incentivi per le assunzioni; gli ingenti investimenti sugli asili nido – come il recente stanziamento di 800 milioni di euro – l’esclusione dell’assegno unico universale dal calcolo Isee. E ancora, il rafforzamento del welfare aziendale attraverso l’esenzione fiscale per i fringe benefit fino a 5.000 euro e la detassazione dei premi di produttività. E poi, il bonus mamme esteso anche alle lavoratrici a tempo determinato e autonome come anche il bonus asili nido. Le donne quindi trainano il mercato del lavoro, a conferma che un nuovo approccio culturale c’è stato. Questo vuol dire che l’uguale partecipazione al mondo del lavoro per donne e uomini è certamente una questione di pari opportunità, ma non solo. Si tratta infatti di un potente volano per la crescita della nazione. Le stime ci dicono che se entro il 2050 eguagliassimo il numero di lavoratrici e lavoratori, il PIL crescerebbe del +12%. Una grande spinta propulsiva, perché avere più lavoratrici significa maggiore produttività e una redistribuzione più equa delle risorse. Come governo Meloni abbiamo un obiettivo chiaro: costruire una società in cui le donne non debbano più scegliere tra carriera e famiglia. Vogliamo che la cultura del lavoro si evolva verso modelli organizzativi più flessibili e inclusivi, che valorizzino il talento femminile senza penalizzarlo».





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