In una fase di turbolenze a livello globale per gli investimenti sostenibili, gli investitori istituzionali rivestono un ruolo cruciale per continuare a indirizzare i capitali verso un’economia a basse emissioni e a impatto sociale positivo. Rafforzare l’impegno su questo fronte è una delle mission di Assofondipensione, che ha avviato diverse iniziative volte a definire una politica chiara in ambito degli investimenti da parte dei fondi pensione negoziali che, proprio per la loro natura di custodi del risparmio dei lavoratori dei diversi settori produttivi italiani, hanno come duplice obiettivo sia quello di preservare e accrescere il valore degli investimenti sia quello di promuovere uno sviluppo sostenibile dei diversi comparti economici.
A metà marzo Assofondipensione ha dato il via al Progetto Engagement con il quale intende aprire un dialogo positivo e costante sui temi ambientali, sociali e di governance con società di tutto il mondo, di cui i fondi pensione soci posseggono pacchetti azionari. L’obiettivo è coinvolgere imprese e asset manager in un confronto costruttivo per favorire modelli di governance sostenibili, ridurre i rischi ESG e garantire rendimenti stabili nel lungo periodo. Attualmente Progetto Engagement è un unicum internazionale: Assofondipensione è infatti la prima associazione di fondi pensione al mondo che propone una iniziativa di engagement coordinato di questa portata.
La partecipazione dei singoli fondi a questa e alle altre iniziative in campo ESG dell’associazione è in crescita a conferma del loro impegno ad adottare un modello di investimento responsabile. “Una mission valoriale importante che, tra i diversi obiettivi, ci avvicina al modo di pensare dei giovani e ci permette di sensibilizzarli sull’importanza di aderire alla previdenza complementare dei fondi negoziali” spiega il professor Riccardo Realfonzo, Coordinatore del comitato tecnico di Assofondipensione e presidente del Fondo Perseo Sirio, promotore di molte iniziative il quale, in questa intervista a ESGnews, rivela che è in fase di finalizzazione un progetto di comunicazione che ha l’obiettivo di aiutare una crescita culturale in ambito finanziario dei giovani, evidenziando i vantaggi dell’adesione ai fondi negoziali in quanto pilastro della propria sicurezza finanziaria e motore di crescita sostenibile dell’economia.
Quali sono gli obiettivi principali del Progetto Engagement e come si inserisce nella politica di impegno dell’Associazione?
Gli obiettivi del progetto sono, innanzitutto, rafforzare l’impegno di Assofondipensione per la sostenibilità ambientale, sociale e di governance, integrando il lavoro avviato nel 2024 con il progetto di voto coordinato.
Dal punto di vista generale, i fondi negoziali devono assicurare ai lavoratori aderenti il miglior tasso di sostituzione possibile al momento del pensionamento e quindi fare in modo da integrare la pensione obbligatoria, di primo pilastro. Tuttavia, tutelare gli interessi degli aderenti significa anche portare avanti con determinazione la politica di impegno individuata per due motivi principali.
Innanzitutto, incentivare i gestori e le imprese in cui investiamo ad adottare modelli di governance orientati alla sostenibilità contribuisce a costruire un futuro migliore, sia in termini di qualità ambientale che di equilibrio sociale. Inoltre, promuovere la sostenibilità aiuta a ridurre significativamente il rischio ESG che le aziende devono affrontare, diminuendo il rischio di contenziosi ambientali e sociali. Questo, a sua volta, permette alle aziende di cui possediamo pacchetti azionari di creare maggior valore nel lungo periodo, nell’interesse stesso dei nostri aderenti.
Non si tratta, quindi, solo di una scelta etica, ma di un approccio strategico che riteniamo fondamentale per tutelare al meglio gli interessi degli aderenti. Siamo inoltre consapevoli che i nostri iscritti, soprattutto i più giovani, una fascia per noi di particolare interesse, sono molto sensibili a queste tematiche. Per questo motivo, riteniamo che questa impostazione sia coerente anche con una strategia di crescita delle adesioni ai fondi negoziali. E a questo riguardo pensiamo sia necessario creare una consapevolezza maggiore sull’utilità di aderire ai fondi negoziali da parte delle giovani generazioni.
Qual è l’evoluzione dell’approccio dei Fondi pensione italiani verso gli investimenti sostenibili e in che misura includono i criteri ESG nelle loro strategie di investimento?
Negli ultimi anni, abbiamo assistito a una crescita sempre maggiore dell’attenzione verso questi temi e una forte accelerazione della consapevolezza dell’importanza del perseguire le politiche di sostenibilità. Le iniziative che abbiamo promosso, come il progetto di voto coordinato e il progetto di engagement, lo dimostrano.
Allo stesso tempo, è sempre più evidente la necessità di differenziarsi rispetto alle altre forme della previdenza complementare. Con questi progetti intendiamo valorizzare la specificità dei fondi negoziali. Proprio perché essi rappresentano settori strategici dell’economia italiana e nascono nella contrattazione tra le parti sociali, sostenere i principi di sostenibilità nelle realtà industriali specifiche in cui sono attivi i lavoratori ci permette di differenziarci dai soggetti privati e rafforzare le ragioni dell’adesione ai fondi negoziali.
Per quanto riguarda gli investimenti, i criteri ESG sono sempre più integrati nelle strategie dei fondi. Negli ultimi anni si è registrata una crescente attenzione a questi principi, sia negli investimenti nei mercati pubblici – con la diffusione dei fondi classificati come articolo 8 e 9 – sia nei mercati privati, dove si osserva un’attenzione crescente alla qualità ESG delle aziende in cui si investe.
Su questo secondo versante, un esempio concreto è il lavoro approfondito che stiamo conducendo nell’ambito del progetto Economia Reale, condiviso con CDP. In particolare, stiamo definendo con grande attenzione i regolamenti relativi alla due diligence giuslavoristica, che dovrà essere applicata alle aziende in cui i fondi investono con gli strumenti del private equity. Questo percorso dimostra come la consapevolezza e l’attenzione alla qualità degli investimenti siano in costante crescita.
Quali sono state le principali sfide nel coinvolgere i fondi pensione negoziali in questa iniziativa?
La sfida principale è stata ampliare sempre di più la partecipazione, coinvolgendo il maggior numero possibile di fondi. Abbiamo portato avanti un lavoro significativo con il Direttivo e con il Comitato Tecnico di Assofondipensione, che riunisce tutti i direttori dei fondi. Abbiamo promosso gruppi di lavoro, incentivato il confronto e incontrato tutti i fondi per stimolare il dibattito e rafforzare la collaborazione.
Un chiaro esempio di questa crescita è il progetto di voto: nel 2024 hanno aderito 13 fondi, mentre nel 2025 il numero salirà a 15. Allo stesso modo, con il progetto Engagement stiamo lavorando per coinvolgere il maggior numero possibile di fondi.
Un altro aspetto rilevante riguarda i costi, che per il progetto Engagement, sono interamente coperti da Assofondipensione, senza alcun onere per i fondi aderenti per favorire così la massima partecipazione.
L’elemento più significativo, tuttavia, è stato costruire un’iniziativa non imposta dall’alto, ma pienamente condivisa. Sia per il Progetto di Voto Coordinato sia per il Progetto Engagement, il punto di partenza è stato l’individuazione di alcune linee guida discusse e condivise con i fondi. Insieme, abbiamo definito i temi su cui confrontarci con le aziende e, per la politica di voto, i criteri che hanno orientato le decisioni sono stati stabiliti direttamente dai fondi partecipanti.
Quali criteri avete utilizzato per selezionare le aziende con cui avviare il dialogo sui temi ESG?
Siamo partiti dall’invio di un questionario a tutti i fondi pensione, per raccogliere indicazioni sui temi su cui concentrare l’attività di engagement. Per ciascuna delle tre dimensioni della sostenibilità, ambientale, sociale e di governance, erano elencati i possibili temi individuati dall’advisor Nummus, e i fondi hanno espresso le loro preferenze votandoli.
Allo stesso modo, abbiamo chiesto su quali aziende focalizzare l’attenzione. Dai risultati è emerso un elenco di circa dieci aziende su cui concentrare il lavoro, tra cui le prime cinque con le quali abbiamo già avviato le attività: Snam, Intesa Sanpaolo, A2A, Generali e Ferrari. A queste ne seguiranno altre nei semestri successivi.
Abbiamo inoltre invitato i fondi a segnalare la loro disponibilità a ricoprire il ruolo di capofila nell’attività di engagement. Il nostro compito è stato semplicemente raccogliere le scelte espresse dai fondi e costruire il percorso sulla base delle loro indicazioni.
Abbiamo anche richiesto che, ove possibile, i questionari venissero compilati coinvolgendo il vertice del consiglio di amministrazione in collaborazione con la direzione del fondo. L’obiettivo era garantire che le risposte riflettessero una posizione maturata internamente in modo condiviso tra i vertici.
Su quali obiettivi focalizzerete la vostra attenzione e come valuterete i risultati raggiunti?
Valuteremo caso per caso i risultati ottenuti dall’azienda, analizzando sia gli obiettivi raggiunti sia gli aspetti critici. Inoltre, chiederemo esplicitamente di integrare nuovi target, puntando a traguardi concreti, non solo in termini di trasparenza e circolazione delle informazioni, che già rappresentano un elemento rilevante, ma anche rispetto a tematiche fondamentali come le emissioni, le pari opportunità e gli aspetti salariali.
Insisteremo in particolare su alcuni temi emersi con forza dal questionario, tra cui la gestione ESG della filiera. Molte delle aziende su cui stiamo concentrando l’attenzione hanno una grande responsabilità sociale, ma spesso il loro controllo e monitoraggio sui fornitori non è altrettanto avanzato. Per questo, chiederemo quali azioni concrete adottano per verificare la responsabilità sociale dei soggetti presenti nella loro catena di fornitura.
Il pacchetto Omnibus ha eliminato molti obblighi di reportistica sui dati di sostenibilità per le aziende. C’è il rischio che, con le nuove norme, non vengano più comunicati dati importanti? Come affrontate la situazione?
Nell’ambito del progetto Engagement, abbiamo richiesto la disponibilità dei dati dell’indicatore ESG.ICI, per poter operare in modo più informato e sviluppare un’attività di engagement ancora più efficace. Gli indicatori che utilizzeremo per valutare le imprese derivano dal questionario dettagliato di circa 200 domande, attraverso il quale vengono raccolti dati ESG delle aziende quotate.
L’obiettivo è misurare con maggiore precisione la qualità dell’impegno in ambito di sostenibilità di queste aziende, avvalendoci di un indicatore tecnico approfondito, ben oltre i requisiti normativi.
E per la selezione degli asset manager avete stabilito linee guida?
Il tema per noi è molto rilevante e stiamo approfondendo la questione insieme ai fondi. Un passaggio significativo è avvenuto pochi mesi fa, quando abbiamo adottato l’indicatore specifico ESG.IAMA, che assegna un punteggio basato sulla qualità delle politiche e delle azioni ESG degli asset manager, analizzandoli su 195 KPI.
Già da alcuni anni, i questionari per la selezione dei gestori includevano una sezione dedicata alla sostenibilità, che inizialmente raccoglieva solo informazioni, senza assegnare un punteggio. Col tempo, questa sezione si è arricchita e i punteggi hanno assunto un peso rilevante, consentendo una misurazione rigorosa e condivisa della qualità ESG dei gestori.
Allo sviluppo dell’indicatore ESG.IAMA abbiamo deciso di partecipare attivamente attraverso un comitato scientifico di cui sono presidente e che coinvolge tutti i principali attori del settore: Assofondipensione, Assoprevidenza, Assogestioni, Assonime, Assoreti, AIFI, ANIA, e il Forum per la Finanza Sostenibile.
L’implementazione di un criterio oggettivo permette, in un contesto di crescente pressione sull’ESG, in particolare alla luce delle recenti evoluzioni negli Stati Uniti e delle scelte della SEC, di riconoscere l’approccio dei singoli asset manager. Se alcuni gestori dovessero ridurre il loro impegno sui temi ambientali sociali e di governance, questo potrebbe riflettersi sull’indicatore e avere un impatto nei bandi di gara. L’indicatore cui faccio riferimento è stato reso disponibile gratuitamente per tutti i fondi pensione, ed è stato inserito, ad esempio, nel recente bando per la gestione del comparto garantito del fondo Perseo Sirio.
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