la nuova strategia della Guardia di Finanza


GdF contro le “imprese apri e chiudi”: strategia prevenzione (frodi IVA/crediti) e repressione (banche dati, beni nascosti).

Quasi 1.300 miliardi di euro (1.279,8 miliardi a fine gennaio 2025): è la cifra impressionante che rappresenta il cosiddetto “magazzino fiscale” italiano, ovvero l’ammontare complessivo delle somme accertate dalle autorità fiscali ma non ancora riscosse. Un fardello enorme per le casse dello Stato, alimentato da evasione, elusione, difficoltà economiche dei contribuenti e complessità nelle procedure di recupero. Affrontare questo problema è una priorità assoluta, e in prima linea si trova la Guardia di Finanza (GdF). Ma qual è oggi il contrasto all’evasione e ai debiti fiscali secondo la nuova strategia della Guardia di Finanza? Le linee d’azione, illustrate recentemente dal Capo del III Reparto Operazioni del Comando Generale, Generale Luigi Vinciguerra, durante un’audizione al Senato, si muovono su due binari principali e complementari: la prevenzione, per bloccare sul nascere i meccanismi di frode ed evitare che nuovi debiti diventino inesigibili, e la repressione, potenziando l’intelligence e l’uso delle banche dati per recuperare le somme dovute, soprattutto dai grandi debitori e da chi tenta di nascondere i propri beni.

Cos’è il “magazzino fiscale” e perché ha raggiunto dimensioni così elevate?

Il “magazzino fiscale” è l’insieme di tutti i crediti tributari e contributivi che lo Stato (tramite Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL, Comuni, ecc.) ha accertato ma che non è ancora riuscito a incassare, e la cui riscossione coattiva è affidata all’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdER). La sua dimensione attuale (quasi 1.300 miliardi di euro) è il risultato di decenni di accumulo, dovuto a un mix di fattori:

  • evasione fiscale: la causa primaria è la mancata dichiarazione o il mancato versamento delle imposte dovute;
  • difficoltà di riscossione: molti debiti diventano difficili da recuperare a causa di insolvenza del debitore (fallimenti, persone fisiche nullatenenti), complessità delle procedure esecutive, o manovre elusive del debitore;
  • prescrizione: parte del magazzino si “erode” naturalmente per la prescrizione dei crediti più vecchi;
  • frequenti sanatorie: le numerose “rottamazioni” e “saldi e stralci” del passato, pur con l’obiettivo di recuperare parte del gettito, potrebbero aver ridotto nel tempo la “tax compliance” (disciplina fiscale).

Quali sono i due pilastri della strategia attuale della GdF per affrontare questo problema?

La strategia illustrata dal Generale Vinciguerra si basa su due approcci complementari:

  • prevenzione: agire d’anticipo per evitare che si formino nuovi debiti tributari destinati a rimanere inesigibili. Si concentra sui meccanismi di frode che generano debiti fittizi o che permettono alle imprese/soggetti di scomparire prima di pagare;
  • repressione: potenziare le attività investigative e di analisi per recuperare i debiti già esistenti, concentrandosi sui soggetti con maggiore capacità patrimoniale e su quelli che tentano di sottrarre i propri beni all’esecuzione forzata.

Come agisce la GdF per prevenire le frodi legate alle “Partite IVA apri e chiudi”?

Il fenomeno delle Partite IVA “apri e chiudi” è uno schema fraudolento classico: soggetti (spesso prestanome o società fittizie) aprono una Partita IVA, la utilizzano per un breve periodo per commettere illeciti (emettere fatture false per operazioni inesistenti, maturare crediti IVA fittizi, non versare imposte e contributi) e poi la chiudono rapidamente o la lasciano inattiva, rendendo difficile il recupero dei debiti accumulati. L’azione preventiva della GdF consiste nel:

  • identificare tempestivamente le Partite IVA a rischio (indicatori: neo-costituite, sedi fittizie, amministratori prestanome, settori a rischio);
  • proporre all’Agenzia delle Entrate la chiusura d’ufficio di queste posizioni IVA “fasulle” (l’anno scorso ne sono state proposte 3.800);
  • bloccare l’uso di crediti fittizi: la chiusura impedisce che eventuali crediti IVA (o altri crediti fiscali) fittizi generati da queste Partite IVA vengano utilizzati in compensazione per pagare debiti tributari reali di altri soggetti (spesso gli utilizzatori delle fatture false);
  • limitare l’accumulo di debito: si blocca rapidamente la possibilità per queste entità di continuare ad accumulare debiti fiscali e contributivi che sarebbero comunque destinati a finire nel “magazzino” del non riscosso.

Come viene contrastata la frode sui crediti d’imposta, ad esempio quelli legati ai bonus edilizi?

Le frodi sui crediti d’imposta (specialmente quelle emerse con i vari “bonus edilizi” come il Superbonus) rappresentano un altro fronte caldo per la prevenzione. Lo schema tipico prevede la creazione di crediti fiscali fittizi (per lavori mai eseguiti o gonfiati) che vengono poi ceduti a terzi o utilizzati in compensazione per non pagare le tasse dovute. La strategia GdF/AdE prevede:

  • analisi di rischio preventiva: utilizzare l’Unità Integrata Permanente di Analisi di Rischio (Uipar) per individuare, tramite incrocio di banche dati, le operazioni o i soggetti a maggior rischio di frode (es. imprese neo-costituite con volumi di crediti anomali, asseverazioni sospette);
  • segnalazioni e blocco compensazioni: segnalare tempestivamente all’Agenzia delle Entrate gli elementi di rischio per inibire l’utilizzo in compensazione (nel modello F24) dei crediti ritenuti fittizi, prima che il danno all’Erario si consolidi;
  • indagini penali: avviare indagini penali per perseguire i responsabili della frode.

In cosa consiste l’attività di “repressione” sui debiti già esistenti e iscritti a ruolo?

L’attività repressiva si concentra sul recupero effettivo dei debiti già formati e affidati all’Agente della Riscossione. Gli strumenti chiave sono:

  • analisi delle banche dati: sfruttare al massimo le informazioni disponibili nell’Archivio dei Rapporti Finanziari (conti correnti, depositi titoli, polizze, ecc.) e le informazioni derivanti dalla cooperazione internazionale per individuare le disponibilità finanziarie effettive dei debitori, sia in Italia che all’estero.
  • contrasto alla sottrazione fraudolenta delle imposte: indagare attivamente sui fenomeni di “distrazione patrimoniale”, ovvero su tutti quegli atti (vendite simulate, donazioni a familiari, costituzione di trust, trasferimento di fondi all’estero) posti in essere dal debitore al solo scopo di rendere il proprio patrimonio inattaccabile dai creditori, incluso il Fisco. L’obiettivo è ricostruire i passaggi di ricchezza e rendere possibili azioni revocatorie o pignoramenti anche sui beni apparentemente usciti dal patrimonio del debitore;
  • focus sui grandi debitori: concentrare le risorse investigative sui soggetti con posizioni debitorie elevate (nell’audizione si fa riferimento a un focus sui debitori con oltre 50.000 euro di debiti che mostrano segni di distrazione patrimoniale) e che, dall’analisi delle banche dati, risultano avere contemporaneamente elevate disponibilità finanziarie.

Cos’è l’Uipar e quale ruolo specifico svolge nel recupero dei debiti?

L’Uipar (Unità Integrata Permanente di Analisi di Rischio) è una struttura operativa congiunta tra Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate. Il suo scopo è mettere a fattor comune le informazioni e le competenze analitiche dei due enti per condurre analisi di rischio più mirate ed efficaci. Nel contesto del recupero crediti, l’Uipar svolge un ruolo chiave nell’individuare i soggetti a maggior rischio di evasione della riscossione, incrociando i dati sui debiti iscritti a ruolo con quelli sulle disponibilità finanziarie e patrimoniali (anche nascoste o trasferite fraudolentemente), al fine di indirizzare le azioni di controllo e recupero coattivo. Il focus sui debitori sopra i 50.000 euro che tentano la sottrazione fraudolenta è un esempio del suo lavoro.

Il Generale Vinciguerra ha avanzato alcune proposte ai senatori della Commissione Finanze:

  • aggiornamenti mensili delle banche dati finanziarie: rendere più tempestiva l’alimentazione dell’Archivio dei Rapporti Finanziari, suggerendo una periodicità mensile delle comunicazioni da parte degli intermediari finanziari (attualmente la comunicazione aggregata è spesso annuale). Questo permetterebbe di intercettare più rapidamente i tentativi di spostamento di fondi;
  • rafforzamento delle misure contro i recidivi: prendere atto che una larga parte dei debitori (circa il 77%) ha già avuto iscrizioni a ruolo nei tre anni precedenti e valutare misure più incisive o specifiche per contrastare la “fuga dalla riscossione” da parte di questi soggetti “abituati” a non pagare.

L’audizione avveniva anche nel contesto di una proposta di legge della Lega per una nuova sanatoria (“rottamazione quinquies” con pagamento fino a 120 rate). Il Generale Vinciguerra ha evidenziato come un incentivo all’adesione a future forme di rateizzazione/definizione agevolata potrebbe derivare dalle novità introdotte dal decreto legislativo sulle sanzioni (probabilmente il D.Lgs. 8/2024 o uno correlato, come il Dlgs 158/2015 aggiornato). In base a queste norme:

  • la presenza di un piano di rateizzazione attivo e regolarmente pagato prima della chiusura del dibattimento di primo grado può comportare la sospensione del processo penale per i reati di omesso versamento (di IVA o ritenute) per un periodo massimo (fino a 1 anno e 6 mesi?);
  • se il pagamento integrale avviene durante la sospensione (o comunque il piano rateale prosegue regolarmente), il contribuente può beneficiare della non punibilità per quei specifici reati tributari. Questo crea un potenziale collegamento vantaggioso tra l’adesione a strumenti di definizione del debito tributario e l’alleggerimento delle conseguenze penali per alcuni tipi di reati fiscali.



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